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Qui
sopra, dall’alto: mattonella
esterna in malta di cemento
con grifone neo-medievale,
secolo XX; una delle sovrapporte
ovali, dipinta su tavola,
con incorniciatura lignea
rococò, secolo XX; gli angeli
lignei che decorano il camino
della stanza del Presidente;
grata separatoria in ferro
battuto dorato, di stile neo-rococò.
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Più
delicati, semplici e ariosi, rispondenti
a certo gusto degli anni Venti,
erano sia i decori sia l’arredo
dei vari salottini e budoir, che
si susseguivano fin dall’ingresso.
Oltre la grande porta, la parte
restante del vestibolo ha delicate
decorazioni anni Venti in stile
veneziano su fondo ocra e vi si
aprono, sulla destra, la porta d’accesso
al salone, sulla sinistra la porta
della stanza del camino. Da questa
sala neo-rinascimentale, prima Studio
dei Dagnino, poi forse sala da pranzo
dei Petyx, oggi stanza del Presidente
della Banca Popolare Sant’Angelo,
si sprigionava la severità maggiore,
dal momento che uffici di rappresentanza
e fabbriche non richiedono, come
le case private, l’apparenza, ma
una composta e seriosa austerità
da locali d’affari.
Il massiccio e complesso cassettonato
ligneo, frutto di un abile e intelligente
lavoro artigianale, era ravvivato
solo dalla cornice di chiusura,
dalle eleganti e snelle decorazioni
in rilievi lignei di gusto floreale
(ma proprie anche del Rinascimento),
con l’inserimento di quattro stemmi
araldici di famiglie aristocratiche,
che si ripetevano lungo il perimetro.
Tra questi quello dei Petyx con
due leoni rampanti coronati, lo
scudo quadripartito, in inquartato
e controinquartato, con due aquile
e due disegni in diagonale della
famiglia Caetani, dei conti di Bastiglia,
imparentata con i Petyx, la Croce
dei Templari, l’ultimo, non identificabile,
ma simile a quello della famiglia
Magnasco. Una certa imponenza rinascimentale
voleva avere il camino anch’esso
ligneo, decorato da due angeli sempre
lignei, reggenti uno stemma senza
araldica e inserto, tuttavia non
di elegantissima fattura. Il fiore
all’occhiello del Palazzo era ed
è il grande salone di rappresentanza,
che per più decenni vide muoversi
al suo interno il fior fiore della
borghesia palermitana.
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