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   Oggi:4 febbraio 2012
 
 
  Palazzo Petyx  


   
 
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Il Palazzo Petyx Palazzo Petyx ha una facciata con
un’impaginazione neo-rinascimentale nelle incorniciature delle finestre e dei balconi e soprattutto nello sporto ligneo, di gusto toscano, che orna perimetralmente tutti i lati dell’edificio, certamente risalente all’impianto originario voluto dal Nicolai e dai Dagnino.
Sono in malta di cemento con due grifoni da bestiario medievale, le due mattonelle collocate ai lati del balcone centrale, sopra il grande portone d’ingresso, così come sempre in malta sono le fasce sovraffinestre con decorazioni fitomorfe tra il neo-quattrocentesco e il liberty, che mescolano, in un sincretismo eterogeneo, già post-moderno, elementi di diversa epoca e gusto.
La severità dell’insieme viene rallegrata dall’arioso fascione di coronamento in vetro dipinto con motivi floreali su fondo celeste, un delizioso tocco liberty, che dà un gioioso effetto di luminosità art nouveau al complesso.
La costruzione della palazzina avviene in un’epoca in cui si era già consolidata nella città, ad opera di Ernesto Basile e degli altri architetti che guardavano alla sua opera, il desiderio da parte delle famiglie più abbienti di possedere una casa progettata come opera d’arte totale.
  Il corridoio di accesso ai saloni del primo piano, con l’elegante fanale in ferro battuto.

     
 
Qui sopra, dall’alto: mattonella esterna in malta di cemento con grifone neo-medievale, secolo XX; una delle sovrapporte ovali, dipinta su tavola, con incorniciatura lignea rococò, secolo XX; gli angeli lignei che decorano il camino della stanza del Presidente; grata separatoria in ferro battuto dorato, di stile neo-rococò.
Più delicati, semplici e ariosi, rispondenti a certo gusto degli anni Venti, erano sia i decori sia l’arredo dei vari salottini e budoir, che si susseguivano fin dall’ingresso.
Oltre la grande porta, la parte restante del vestibolo ha delicate decorazioni anni Venti in stile veneziano su fondo ocra e vi si aprono, sulla destra, la porta d’accesso al salone, sulla sinistra la porta della stanza del camino. Da questa sala neo-rinascimentale, prima Studio dei Dagnino, poi forse sala da pranzo dei Petyx, oggi stanza del Presidente della Banca Popolare Sant’Angelo, si sprigionava la severità maggiore, dal momento che uffici di rappresentanza e fabbriche non richiedono, come le case private, l’apparenza, ma una composta e seriosa austerità da locali d’affari.
Il massiccio e complesso cassettonato ligneo, frutto di un abile e intelligente lavoro artigianale, era ravvivato solo dalla cornice di chiusura, dalle eleganti e snelle decorazioni in rilievi lignei di gusto floreale (ma proprie anche del Rinascimento), con l’inserimento di quattro stemmi araldici di famiglie aristocratiche, che si ripetevano lungo il perimetro.
Tra questi quello dei Petyx con due leoni rampanti coronati, lo scudo quadripartito, in inquartato e controinquartato, con due aquile e due disegni in diagonale della famiglia Caetani, dei conti di Bastiglia, imparentata con i Petyx, la Croce dei Templari, l’ultimo, non identificabile, ma simile a quello della famiglia Magnasco. Una certa imponenza rinascimentale voleva avere il camino anch’esso ligneo, decorato da due angeli sempre lignei, reggenti uno stemma senza araldica e inserto, tuttavia non di elegantissima fattura. Il fiore all’occhiello del Palazzo era ed è il grande salone di rappresentanza, che per più decenni vide muoversi al suo interno il fior fiore della borghesia palermitana.


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